Quando le pazienti scoprono che, oltre alla medicina estetica rigenerativa, sono specialista in Geriatria e Gerontologia, la reazione più comune è una domanda: “Cosa c’entra con l’estetica?”. È una domanda legittima, e la risposta è meno ovvia di quanto sembri: la geriatria non è la medicina dell’età avanzata in senso stretto, è la medicina che guarda la persona nel suo insieme, non un singolo organo o un singolo inestetismo isolato. È esattamente lo sguardo che porto in ogni visita, indipendentemente dall’età di chi ho davanti.
Cosa fa davvero un geriatra (e perché non riguarda solo l’età avanzata)
La geriatria è la disciplina medica che si occupa della valutazione multidimensionale della persona: non isola un sintomo, ma lo legge insieme alla storia clinica complessiva, alle terapie in corso, alle condizioni generali. È un approccio nato per rispondere alla complessità della popolazione anziana, dove spesso più condizioni coesistono contemporaneamente, ma il principio di fondo — una valutazione sistemica invece che locale — resta valido a qualunque età, anche per una paziente di trent’anni che chiede una valutazione estetica.
Il differenziatore che porto in studio: geriatria e medicina estetica insieme
Nessuno dei principali competitor romani analizzati ha questo background
Nell’analisi di settore che ho condotto sui principali professionisti di medicina estetica attivi a Roma, nessuno dei dieci profili esaminati ha una specializzazione in geriatria. È un dato che ho verificato, non solo una sensazione: la combinazione tra medicina estetica rigenerativa e formazione geriatrica resta, ad oggi, un profilo raro nel panorama che ho analizzato.
Le mie credenziali in numeri
Concretamente, questo si traduce in una specializzazione in Geriatria e Gerontologia conseguita con 75/75 e lode, e in quattro pubblicazioni scientifiche su riviste indicizzate dedicate a temi di invecchiamento e farmacologia geriatrica. Non li cito per vantarmi, ma perché sono proprio questi anni di formazione a strutturare il modo in cui imposto ogni visita, anche quella più semplice.
Cosa porto da questa formazione in uno studio di medicina estetica
Una lettura sistemica della pelle che invecchia, non solo locale
La pelle non invecchia isolata dal resto dell’organismo: microcircolo, tessuto connettivo, stato infiammatorio generale sono in relazione tra loro. Guardare un cedimento cutaneo o una perdita di tono senza considerare il quadro generale della persona significa vedere solo una parte del problema. È lo stesso principio — lavorare con la biologia della pelle, non intorno ad essa — che descrivo più nel dettaglio nell’articolo dedicato alle differenze tra medicina estetica rigenerativa e tradizionale.
Attenzione a comorbidità e terapie in corso, non solo alla zona da trattare
Prima di proporre qualunque trattamento, la mia formazione mi porta a chiedere sempre cosa c’è oltre alla richiesta estetica: patologie cardiovascolari, condizioni infiammatorie, terapie farmacologiche in corso. Non è una domanda di routine burocratica: alcune di queste condizioni sono controindicazioni dirette per uno o più dei trattamenti che uso, altre richiedono semplicemente più cautela nella scelta del percorso e nei tempi.
Sapere quando NON è il momento di trattare
Una parte meno visibile ma altrettanto importante di questo approccio è la capacità di riconoscere quando la risposta corretta è rimandare o non procedere affatto, invece di adattare il trattamento a una situazione che richiederebbe prima altro: una valutazione internistica, uno stop temporaneo, o semplicemente più tempo per stabilizzare un quadro clinico.
Un esempio per capire la differenza (a scopo illustrativo)
Immaginiamo due pazienti che arrivano con la stessa richiesta: ridurre la lassità cutanea del collo. La prima ha una storia clinica semplice, nessuna terapia in corso. La seconda ha un’ipertensione più complessa da gestire e assume più farmaci. La richiesta estetica è identica, ma il percorso che imposto può non esserlo: non perché uno dei due casi sia “meno indicato” in assoluto, ma perché è la valutazione medica complessiva, non solo la zona da trattare, a stabilire tempi, cautele ed eventuali passaggi preliminari. Questo è un esempio generico a scopo illustrativo, non un caso clinico reale.
Cosa mi raccontano le pazienti che arrivano già con qualche timore
Molte delle pazienti che vedo in studio, soprattutto tra i 35 e i 55 anni, arrivano con due timori che sembrano opposti ma nascono dalla stessa preoccupazione: risultati poco naturali, o al contrario nessun risultato percepibile. A questo si aggiunge spesso il timore del downtime, del non poter tornare subito alla vita di tutti i giorni. Una valutazione che parte dalla storia clinica generale, e non solo dall’area da trattare, aiuta proprio a impostare aspettative realistiche su questi punti fin dalla prima visita: capire lo stato di salute generale della pelle e dell’organismo permette di stimare con più onestà tempi di recupero e margini di miglioramento realistici, invece di rispondere con una promessa generica valida per chiunque.
Perché questo conta di più a partire dai 40-45 anni
Non è una soglia netta, ma è l’età in cui, nella mia esperienza in studio, comincia più spesso a comparire qualche condizione clinica in più da tenere in considerazione insieme alla richiesta estetica: è il motivo per cui, con le pazienti in questa fascia, la parte di anamnesi generale nella prima visita tende ad allungarsi rispetto a una consulenza puramente estetica su una paziente più giovane.
Come cambia la valutazione in pratica per ciascun trattamento core
Questo principio non resta teorico: si traduce in criteri concreti diversi a seconda del trattamento richiesto.
Radiofrequenza: dispositivi impiantati e patologie cutanee attive
Per la radiofrequenza medicale, la presenza di dispositivi elettronici impiantati attivi, patologie cutanee infiammatorie o infettive in fase attiva, o neoplasie sono elementi che valuto sempre prima di procedere, insieme all’eventuale presenza di filler o impianti metallici da considerare caso per caso.
Criolipolisi: crioglobulinemia e malattia di Raynaud
Per la criolipolisi, condizioni come la crioglobulinemia o la malattia di Raynaud non sono dettagli da anamnesi generica: sono controindicazioni dirette che, se non indagate con attenzione, rischiano di passare inosservate in una valutazione puramente estetica.
Carbossiterapia: cardiopatie e tromboflebiti
Per la carbossiterapia, gravi cardiopatie, patologie respiratorie o tromboflebiti acute richiedono la stessa attenzione: sono condizioni che, in una valutazione centrata solo sull’inestetismo, rischierebbero di passare in secondo piano rispetto alla richiesta della paziente.
Cosa significa in pratica alla prima visita
In concreto, la prima visita non si esaurisce nella valutazione dell’area da trattare: include una raccolta della storia clinica generale, delle terapie in corso e, quando serve, un confronto con altri specialisti che seguono già la paziente. È un passaggio in più rispetto a una valutazione solo estetica, ma è quello che permette di costruire un percorso realmente su misura, non un protocollo standard applicato a prescindere dalla persona che ho davanti.
Un impegno formativo che continua
Oltre alla specializzazione in Geriatria e Gerontologia e alle pubblicazioni scientifiche già citate, sto seguendo un perfezionamento quadriennale in Medicina Estetica Rigenerativa presso la Fondazione Bartoletti, in collaborazione con il Policlinico Universitario Gemelli (2024-2028). È una formazione che considero mai conclusa, proprio perché il punto di partenza resta lo stesso in ogni fase della mia carriera: capire la persona nella sua interezza prima di intervenire su un singolo aspetto.
FAQ – Domande frequenti
No. Il principio della valutazione sistemica, non solo locale, si applica a qualunque paziente indipendentemente dall’età: cambia solo quanto spesso, con l’avanzare dell’età, ci sono più elementi clinici da considerare insieme alla richiesta estetica.
La prima visita dedica più tempo alla storia clinica generale, non solo all’area da trattare: è la parte che permette di individuare eventuali controindicazioni o cautele prima di proporre qualunque trattamento.
Dipende dal farmaco, dalla condizione e dal trattamento specifico: è una valutazione caso per caso che faccio sempre in visita, non una risposta generica valida per tutti.
Aggiunge tempo alla prima visita, non necessariamente al percorso complessivo: l’obiettivo è evitare cautele scoperte tardi, non rallentare senza motivo chi non ha condizioni da considerare.
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Se stai valutando un percorso di medicina estetica rigenerativa e vuoi una valutazione che parta dalla tua storia clinica nel suo complesso, non solo dall’area che vorresti trattare, scrivi al numero WhatsApp dedicato +39 351 389 1814 o all’indirizzo email medicinaestetica@studiomedicofanti.it per fissare un appuntamento presso lo Studio Medico Fanti, Piazza Manfredo Fanti 30, Roma.
